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Ufficio Stampa

L’anima del Black Mamba nel racconto di Federico Buffa al Teatro Massimo

15 Aprile 2026

L’ultima volta che Federico Buffa era salito sul palco del Teatro Massimo di Cagliari, lo aveva fatto per narrare lo storico incontro genovese tra Gigi Riva e Fabrizio De André. Ieri (oggi si replica al Teatro Comunale di Sassari), lo stesso scenario ha ospitato un nuovo racconto epico, dedicato a una leggenda del basket mondiale: Kobe Bryant.
Il “Massimo” ha registrato il tutto esaurito per “Otto Infinito / Vita e morte di un Mamba”, un’opera in cui il giornalista e scrittore non si limita a celebrare un atleta, ma mette in scena la complessità di una delle figure più polarizzanti del XXI secolo. Lo spettacolo, portato in Sardegna sotto l’egida del CeDAC, è un’esperienza sensoriale che mette a nudo il talento NBA scomparso nel 2020 nel tragico incidente in elicottero tra le colline di Calabasas, nel quale persero la vita anche la figlia Gianna e altre sette persone.
In oltre due ore di narrazione, Buffa non si focalizza solo sulle imprese oltreoceano, ma scava profondamente negli anni “italiani” di Kobe. L’infanzia trascorsa tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia al seguito del padre Joe (stella della nostra serie A) è il fulcro di tutto. È in questa provincia, fuori dalle metropoli italiane, che il Kobe bambino matura, assorbendo la cultura europea e una disciplina ferrea, sia scolastica, sia sportiva.
Quell’ossessione per il dettaglio e il lavoro al limite della sopportazione umana lo hanno reso un atleta “quasi” completo già prima del ritorno negli States dove brillerà la sua stella. Un percorso che lo porterà a parlare quattro lingue e a diventare, dopo Michael Jordan, il più grande ambasciatore globale della pallacanestro.
La narrazione di Buffa, a tratti incalzante e ritmata, si fonde magistralmente con la colonna sonora curata da Alessandro Nidi (pianoforte e voce), accompagnato sul palco da Sebastiano Nidi (percussioni) e Filippo Nidi (trombone). L’impatto visivo è altrettanto potente, grazie alle immagini evocative, al light design di Luca de Candido e ai visual di Francesco Poroli (animati da Mattia Galione).
Buffa evita accuratamente la celebrazione postuma più scontata. Ci restituisce invece un uomo difficile, a tratti spigoloso: un leader che chiedeva l’impossibile ai compagni perché, in primis, lo pretendeva da se stesso (giocando nonostante gli infortuni). Affascinante il parallelismo tracciato con i campioni della contemporaneità, come Jannik Sinner o Roger Federer, uniti dal perno dell’ossessione: l’idea che il talento sia inutile senza una disciplina quasi monastica.
La “Mamba Mentality” viene descritta non come un’operazione di marketing, ma come un’armatura contro la fragilità. Per Kobe, la sconfitta era inammissibile perché sinonimo di un lavoro insufficiente. Nel racconto Buffa ricorda un fatto (esiste il filmato della moglie Vanessa) dell’11 settembre 2011 quanto mentre avvenivano gli attacchi, a New York, contro le Twin Towers Kobe Bryant si stesse allenando alle 06:01 del mattino, perché dall’altra parte degli USA altri giocatori lo facevano per migliorarsi e batterlo.
Il titolo stesso Otto e Infinito è un gioco di specchi: l’8, il primo numero di maglia di Bryant, ruotato di novanta gradi diventa il simbolo dell’infinito. È la metafora di una vita che, pur essendosi interrotta in quel nebbioso gennaio del 2020, continua a generare impatto.
Buffa sceglie di non indugiare sulla tragedia finale, terminando il racconto con l’ultima partita: quel “Mamba Out” pronunciato il 13 aprile 2016 dopo aver segnato 60 punti contro gli Utah Jazz. C’è spazio per l’uomo, per il rapporto viscerale con la figlia Gianna, il rispetto nei confronti di campionti come Kareem Abdul Jabbar, Michael Jordan, Wilt Chamberlain e per il complesso legame con Shaquille O’Neal: un mix di odio e amore che ha prodotto tre titoli consecutivi con i Lakers, segnato da gelosie ma cementato da un rispetto eterno.
Al termine della serata, tra gli applausi scroscianti di un pubblico composto da molti appassionati della palla a spicchi, il messaggio è apparso chiaro: The Mamba is not out, the Mamba is alive.