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Ufficio Stampa

Formazione, numeri in crescita e futuro del basket isolano: a colloquio con il responsabile del CNA Sardegna Alessandro Muscas

29 Luglio 2026

Un bilancio a tutto campo sulle attività di formazione del CNA regionale e della FIP Sardegna, tra il ricambio generazionale nei corsi allenatori, l’esordio dei nuovi preparatori fisici e lo sguardo rivolto al futuro dei giovani coach.

Cominciamo dai numeri di questa stagione. Qual è il bilancio dei corsi per Allenatore Regionale in Formazione?
“Il bilancio è certamente positivo. Per il primo anno abbiamo avuto 15 corsisti registrati, a cui se ne aggiungono altri 15 per la nuova sessione programmata tra l’ultimo fine settimana di agosto e il primo di settembre. Parliamo di 30 aspiranti allenatori in totale: un numero importante, ma la cosa che mi soddisfa di più è la media anagrafica. Ci sono tanti ragazzi e ragazze giovani che si stanno iscrivendo. Per noi è fondamentale favorire questo ricambio generazionale.”

Un percorso che coinvolge l’intera regione, senza distinzioni territoriali.
“Assolutamente. Coinvolgiamo tutta la Sardegna, dal sassarese al centro, fino al sud. Organizziamo i corsi tenendo sempre una sede baricentrica, solitamente Marrubiu, per agevolare tutti gli spostamenti. Anche per il secondo anno i numeri sono ottimi: abbiamo 23 iscritti che sosterranno gli esami finali a settembre.”

Molti di questi giovani coach si vedono poi impegnati anche negli staff delle selezioni regionali. Come avviene questa scelta?
“C’è un raccordo diretto tra la formazione del CNA e lo staff tecnico. Avendo il polso della situazione durante i corsi, i ragazzi più meritevoli, appassionati e con più voglia di fare vengono segnalati per essere inseriti nei quadri tecnici. È un percorso naturale: rimangono un paio d’anni per fare esperienza e poi si ruota, dando spazio ad altre leve.”

Come si sviluppa la struttura didattica per chi inizia questo percorso?
“Dopo il primo corso intensivo di quattro giorni, da novembre sono previsti quattro incontri di aggiornamento da tre ore ciascuno con i formatori. È un percorso continuo per preparare al meglio i corsisti prima del passaggio al secondo anno.”

A proposito di formatori, il carico di lavoro per chi insegna è notevole.
“Infatti un ringraziamento va a formatori come Fabrizio Staico e Roberto Fioretto. Fabrizio, in particolare, copre il primo e secondo anno. Abbiamo già parlato con Andrea Capobianco della necessità di avviare nuovi corsi per formatori: abbiamo già qualche nome in cantiere ed è fondamentale inserire nuove risorse per non sovraccaricare chi è già operativo.”

Superati anche gli esami per i Preparatori Fisici di Base all’Esperia. Come si è sviluppato questo settore negli anni?
“È andata benissimo: 12 promossi su 12, con ottime votazioni. È un percorso iniziato una decina d’anni fa con Simone Porta e oggi è diventato un punto di riferimento. Spesso chi partecipa ai nostri corsi frequenta la Facoltà di Scienze Motorie e trova nella nostra formazione un primo step fondamentale per approfittare delle opportunità di tirocinio e collaborazione con le società. L’obiettivo prioritario è dare competenze di base certe per evitare che ci si improvvisi sul campo con atleti e atlete giovanissimi, rischiando di fare danni.”

Se dovessi indicare un sogno nel cassetto o un obiettivo per i giovani allenatori sardi?
“Mi piacerebbe creare una sorta di “scuola permanente”: una formazione continua che segua costantemente i giovani allenatori nei loro primi anni di attività sul campo. Al momento siamo un po’ in ritardo su questo progetto, non per ragioni economiche ma per carenza di risorse umane disponibili a coprire il ruolo di docenti e formatori durante l’anno sportivo.”

Mancano i vecchi corsi PAO (Programma di Aggiornamento Obbligatorio)?
I PAO portavano anche 200 o 250 allenatori in palestra e hanno visto passare in Sardegna figure del calibro di Obradovic, Messina, Capobianco e tanti altri tecnici di grande valore. È vero che l’obbligatorietà dei punti e del tesseramento costringeva tutti a partecipare, ma chi voleva imparare davvero trovava contenuti di altissimo livello. Non è escluso che si possano riproporre con una nuova formula. Il vero rammarico oggi è vedere ancora pochi giovani sugli spalti durante i raduni delle Selezioni Nazionali, quando invece ci sarebbero occasioni d’oro per aggiornarsi e rubare tante nuove nozioni dai tecnici federali.”

Photo Andrea Chiaramida