Presso il palazzetto di via Giliacquas a Elmas, si è svolto l’allenamento del Progetto Academy Italia dedicato alle atlete sarde nate nel 2012. L’iniziativa, coordinata da un team tecnico di alto livello guidato da Giovanni Lucchesi, Responsabile tecnico del Progetto, mira a monitorare il talento giovanile e a consolidare la base del movimento cestistico femminile.
Il camp ha visto la partecipazione di 24 atlete provenienti da tutta l’isola. Lo staff, oltre alla parte tecnica composta: dal Referente Tecnico Territoriale Femminile Alberto Bonu e dalle allenatrici: Francesca Amadasi e Manuela Monticelli, ha schierato un team completo di preparatori fisici: Gianmarco Inconi e Raffaele Piras , medico: Carlo Piredda e fisioterapista: Carlo Bacchiddu per garantire un approccio professionale a 360 gradi. Presente al raduno anche il presidente della Fip Sardegna Salvatore Serra.

Intervista a Giovanni Lucchesi (Responsabile Tecnico Academy)
Giovanni Lucchesi, siamo qui a Elmas per l’Academy femminile. Si ricomincia?
“Si ricomincia, sì. In realtà non si smette mai. L’importante è proseguire con determinazione e decisione. Dobbiamo farlo innanzitutto per le ragazze e per quello che rappresentano per il nostro movimento. In questo momento la priorità assoluta è mantenere i numeri delle tesserate, prima ancora di aumentarle, per avere una base solida su cui lavorare. Il progetto Academy serve a questo: monitoraggio e diffusione delle linee guida del Settore Squadre Nazionali”.
Com’è andata l’esperienza dell’anno scorso con le nate nel 2011?
“Si è lavorato con un ottimo spirito e i risultati sono stati buoni. La kermesse finale dell’Academy Cup a San Bonifacio, con 96 ragazze coinvolte (comprese quelle sarde), è stata un bellissimo spettacolo. Sono emerse individualità interessanti proprio qui in Sardegna. Il nostro obiettivo è mantenere quello status di impegno: noi tecnici dobbiamo essere i primi a dare l’esempio dello sforzo che chiediamo alle atlete”.
Quest’anno il focus è sulle nate nel 2012. Quali sono le sfide tecniche?
“Ogni anno che passa il margine da recuperare aumenta, sia dal punto di vista tecnico e motorio che di stazza fisica. Il mantra della nostra Academy si basa sulle “3 T”: Taglia, Testa e Talento. Purtroppo, la “Taglia” è l’aspetto in cui soffriamo di più: a livello internazionale la fisicità è imprescindibile se si vuole essere competitivi, come stiamo vedendo anche con l’ottimo esordio della Nazionale Senior”.
Oltre alle “T”, durante l’allenamento è emersa spesso una parola chiave: autostima. È un fattore centrale?
“Assolutamente sì. L’autostima è uno dei grandi problemi delle nuove generazioni, sia nel maschile che nel femminile. Insieme a questa, aggiungerei un’altra “A”: quella di Attenzione. Oggi l’attenzione è molto labile, influenzata dall’uso dei social e dai contenuti “usa e getta”. Il problema è che la pallacanestro non è “commestibile” in tempi rapidi; richiede sacrificio, determinazione e concentrazione prolungata. È un tema che dobbiamo affrontare molto seriamente”.
Il ONE DAY Camp si conferma un passaggio fondamentale per il basket sardo, non solo per il monitoraggio tecnico ma per la trasmissione di valori quali l’autostima e la capacità di concentrazione, strumenti necessari per contrastare lo “sbriciolamento” dell’attenzione tipica dei nostri tempi.
