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CNA Sardegna

Sardegna in Azzurro: il tour di Coach Capobianco tra Oristano e Cagliari

08 Maggio 2026

La Sardegna del basket si è appena lasciata alle spalle una “due giorni” di altissimo profilo, segnata da un unico, grande obiettivo: alzare l’asticella del movimento femminile. Tra la teoria all’interno del palasport di Oristano, gremita da oltre 60 tecnici affamati di aggiornamento, e la pratica sul parquet della Virtus Cagliari, dove le promesse della classe 2011 hanno respirato l’aria della Nazionale, il filo conduttore è stato lui: Andrea Capobianco.
Il Capo Allenatore della Nazionale Italiana Femminile è stato l’attore principale dei due eventi, non solo come supervisore, ma come vero e proprio mentore, ribadendo che il futuro del nostro basket passa per la creazione di “giocatrici pensanti”, capaci di trasformare la tecnica in lettura di gioco. Tra l’entusiasmo delle giovani atlete e il confronto con i quadri tecnici regionali, il tour sardo ha confermato la vitalità di un territorio che continua a seminare eccellenza.

Coach Capobianco, l’obiettivo di questi allenamenti è spesso scovare il potenziale nascosto?
“L’obiettivo sì, sicuramente è andare in giro e cercare di vedere, di entusiasmare prima cosa, perché con l’entusiasmo si superano tante difficoltà. E poi cercare di dare il più possibile dei messaggi per provare a diventare sempre più forti. È normale che si vede anche un po’ il talento che c’è in giro per l’Italia, però con molta tranquillità.”

Abbiamo osservato le ragazze del 2011 sul parquet: talento e altezza a parte, cosa cerca davvero in un’atleta di questa età? Qual è quella scintilla che le fa capire che una giovane promessa può ambire alla Nazionale?
“Allora, partiamo dal presupposto che l’aspetto mentale e l’aspetto emotivo, quindi anche proprio la voglia, il cuore, sono fondamentali per diventare buone giocatrici. Le attitudini mentali… sicuramente la principale è la capacità di attenzione e la capacità di ascolto. Abilità, che vuol dire giocare con autonomia. Queste sono delle attitudini assolutamente fondamentali.”

Nel passaggio dal gioco regionale a quello monitorato dal Settore Squadre Nazionali, qual è lo scoglio più grande che queste atlete devono superare?
“La prima cosa che l’atleta deve superare è l’emozione. Capisco, ovviamente che in certe situazioni, per molte ragazze la pressione aumenta, le aspettative salgono. Quindi la capacità di noi allenatori del settore è quella di creare il giusto clima emotivo. La seconda cosa è quella di provare a fare le cose che normalmente fanno, cioè non devono assolutamente provare a esagerare per dimostrare le proprie capacità.”

Come sta evolvendo il basket femminile moderno a livello internazionale e come dobbiamo adeguare l’insegnamento nei nostri comitati regionali per non restare indietro?
“Si basa proprio su dei concetti fondamentali. Questi concetti sono la capacità di giocare in modo autonomo ed essere collaborativi. Giocare con conoscenza e cercando proprio di rendere funzionali gli spazi e i tempi. La giocatrice dovrà essere autonoma e responsabile, capace di saper risolvere situazioni in campo grazie all’uso dei fondamentali.”

A Oristano nel corso del clinic con gli allenatori ha insistito molto sul concetto di “Fondamentali e situazioni di gioco al servizio della formazione dell’atleta.” Oggi, quanto di quel concetto è riuscito a trasmettere in sole due ore a ragazze che non allena quotidianamente?
“Mi auguro tanto. Io non conosco altra metodologia. Quello che ho detto ieri durante il clinic io cerco di riportarlo sistematicamente e cerco di rendere consapevole il più possibile l’atleta di come deve avvenire il miglioramento. E questo miglioramento deve avvenire con la lettura dei fondamentali della pallacanestro e con la lettura delle situazioni di gioco.”

Quale consiglio darebbe agli allenatori sardi per dare continuità al lavoro che lei ha impostato al clinic di Oristano e successivamente all’allenamento a Cagliari?
“I consigli sono quelli che ho dato in occasione del clinic: l’allenatore è una figura che deve cercare veramente di allenare. “Allenare” deriva da “lena”, nel senso di dare fiato, forza e vigore attraverso l’esercizio. Noi non vogliamo esecutrici di schemi, noi vogliamo giocatrici d’iniziativa che sappiano leggere e capire la situazione. Dare forza non vuol dire accontentare l’atleta, dare forza vuol dire lavoro sui limiti ed esaltazione dei pregi.”

Due giorni di grande lavoro. Che bilancio può fare?
“Il bilancio è assolutamente positivo. Devo fare i complimenti al Comitato regionale nella persona del presidente Salvatore Serra e del CNA Sardegna con Alessandro Muscan, che organizza delle situazioni importanti, devo fare i complimenti alle società: Azzurra Basket Oristano, Nuovo Basket Oristano e alla Virtus Cagliari che ci hanno consentito, mettendo a disposizione gli impianti, di svolgere gli allenamenti. Mi auguro di tornare presto e di vedere le ragazze migliorate e vedere ognuno degli addetti ai lavori sentirsi sempre più responsabile per il futuro della pallacanestro qui in Sardegna.”

Ufficio Stampa FIP Sardegna

Foto di Andrea Chiaramida